Come si fanno foto a un aperitivo?

Servizio fotografico food and beverage

L’esigenza del nostro cliente è quella di organizzare uno shooting fotografico per mettere insieme abbastanza materiale da illustrare la proposta culinaria dell’aperitivo spagnolo. Per fare questo si organizza una singola sessione fotografica, durante la quale vengono scattate le foto di tutte le portate.

Il colore nella fotografia food

Meglio giocare su colori simili oppure fare scelte coraggiose e accostare colori diversi per generare contrasto nelle nostre immagini?

Il colore è importante per definire l’identità del cliente per cui realizziamo lo shooting e, in ultima analisi, anche per delineare il nostro stile fotografico.

Nei due esempi che seguono vediamo due scelte diametralmente opposte. Se nella prima foto giochiamo sui colori caldi di una paella alla valenciana, nella seconda foto rimescoliamo le carte abbinando colori caldi e freddi.

La composizione nella fotografia food

Anche la composizione gioca un ruolo fondamentale. Tornando agli esempi precedenti, nella prima foto è il cibo a farla da padrone, presentandosi a riempire interamente il frame, quasi a creare una pattern che ci estrania dal tempo e dallo spazio per colmarci solo con il sapore, che viene generato per memoria o per immaginazione.

Tutto diverso il secondo caso, in cui ci troviamo catapultati all’interno del locale e più che la singola pietanza, ci ritroviamo a vivere il momento. La diagonale segnata dall’interruzione della tovaglia contribuisce a donare dinamismo alla scena, in cui i colori sono disposti in modo casuale; Le uniche cose volute in questo caos ordinato, sono il piatto con le focacce a destra del frame e la ciotola con la salsa a sinistra.

Dettagli o panoramiche?

In definitiva non esiste una singola risposta, ma possiamo domandarci questo: siamo fotografi che prediligono le vedute ampie offerte da un grandangolo o i dettagli minuti e precisi di un supertele? Questo ci aiuta a capire noi stessi, ma non ci dice molto sul cliente.

Il secondo metodo è quello che è da prediligere a parere di chi scrive, e recita semplicemente: quale scelta valorizza maggiormente il mio cliente e il suo lavoro?

Va da sé che se la location è ricca e sfarzosa, delle foto ambientate potranno essere cosa gradita, mentre se l’ambiente è spoglio o se la resa fotografica non riesce a valorizzarlo, potremo optare per una scelta che incentri il nostro servizio fotografico unicamente sui piatti.

La profondità di campo

Elemento essenziale in ogni ambito fotografico, il diaframma della nostra fotocamera ci permetterà di decidere con precisione assoluta che porzione del fotogramma vogliamo mantenere a fuoco, contro la porzione invece che vogliamo sfocare.

Lo sfocato ci consente di decidere dove l’osservatore dovrà porre la sua attenzione, questo perché l’occhio umani ricerca automaticamente gli oggetti a fuoco in una immagine.

Ecco che improvvisamente conoscere le regole dell’esposizione e del diaframma ci mette in condizione non solo di scattare una buona immagine, ma anche di decidere, in base alla destinazione di quella immagine, a che cosa dare priorità.

Nell’immagine che segue vediamo come la fotografia presenti una porzione molto ridotta di soggetti a fuoco – i formaggi – contro una grande abbondanza di pixel che risultano sfocati. Questa è ovviamente una scelta voluta, in quanto la massima attenzione in questa foto è da concentrare unicamente sul piatto dei formaggi e, in particolare, sulla parte più vicina a noi.

Si tratta di un meccanismo innato molto comune nei nostri occhi, anche se non ce ne accorgiamo: noi tendiamo naturalmente a osservare la porzione più vicina a noi di un oggetto o di una persona – questo fa semplicemente parte delle leggi di autoconservazione: durante una battuta di caccia cercherò sempre la preda più vicina a me, così come durante un incontro di pugilato starò sempre attento alla distanza tra me e il guantone avanzato del mio avversario. La stessa cosa è stata implementata nel sistema di messa a fuoco delle moderne reflex e mirrorless, che ci consentono di avvicinare molto la foto a quella che sarebbe la visione umana. Posto che facciamo le scelte consapevoli giuste.

Il contrasto nella fotografia food

Ci sono cose che si fanno con il colore e con la composizione e ci sono cose che si fanno semplicemente con la luce. La conoscenza approfondita dell’illuminotecnica non può prescindere da una buona comprensione delle dinamiche che regolano la fruizione delle immagini successivamente allo shooting, così come delle caratteristiche del substrato culturale in cui queste verranno fruite.

Ecco che la luce può mettere in evidenza il soggetto staccandolo completamente dal resto della scena. L’immagine che segue regala suggestioni e fa della pietanza la protagonista assoluta.

Movimento nella fotografia food

Spesso ci troviamo a ripetere il nostro lavoro eseguendo pattern sempre uguali, come un musicista che ripropone ossessivamente le stesse scale ancora e ancora.

Come uscire da questa spirale? La conoscenza tecnica ci soccorre, perché più tecniche fotografiche siamo in grado di padroneggiare e più varie saranno le soluzioni che di volta in volta sappiamo mettere in campo. A volte l’esperienza ci insegna che è sufficiente cambiare punto di vista e così una foto che potrebbe essere banale ci porta invece a scoprire l’essenza intima delle cose che vogliamo raccontare attraverso i nostri scatti.

fotografo food foto in movimento

In questa immagine cambiamo radicalmente punto di vista: invece di vedere un piatto pronto sul tavolo, lo stesso punto di vista di un cliente che cena, ci scopriamo a guardare indietro verso la cucina, nel momento in cui un cameriere passa trasportando un piatto per un altro tavolo. Ecco che l’esperienza visiva ci riporta a sensazioni olfattive e uditive che vengono rievocate dal nostro vissuto, improvvisamente ci ritroviamo a pensare: “come sarà quello che ha ordinato quella signora all’altro tavolo?”.

E funziona, tanto mentre ceniamo quanto mentre osserviamo una foto di questo tipo.

Che cosa fa la differenza nella fotografia food?

Un fotografo food è abbastanza simile a un fotografo still life, per cui deve possedere una conoscenza teorica e pratica approfondita dei meccanismi che regolano la strumentazione fotografica e le dinamiche di illuminotecnica.

I più bravi food photographers non sempre escono dalle accademie, va detto che si tratta pur sempre di una vocazione e non è detto che l’istruzione sia l’unica via per ottenere buoni risultati – anche se certamente aiuta.

Il colpo d’occhio è importante nella fotografia food come in molti altri generi, in particolare perché permette al fotografo esperto di avere sempre un ampio ventaglio di opzioni da proporre.

Cosa cerca il cliente che chiede foto food?

Questo sta al fotografo valutarlo di volta in volta in base al – e con il! – cliente. Il caso che vi porto oggi era semplicemente uno shooting in stile reportage, sostanzialmente viene fotografato il servizio dell’aperitivo, così com’è, senza trucchi e senza artefatti.

Il fotografo può aiutare se stesso includendo nel proprio setup dei meccanismi di illuminazione che gli consentono di realizzare immagini prive di rumore, lavorando quindi con valori ISO più bassi possibile. Ma a parte questo, possiamo contare come uniche alleate sulle regole della composizione e sulla nostra esperienza.

La capacità di vendere il proprio lavoro in ambito foto food

Da non sottovalutare è la nostra capacità di marketizzare il nostro lavoro. Creare un rapporto con il cliente passa spesso attraverso una prima impressione e lo svolgimento del primo incarico.

Se la prima impressione è buona, ci sarà un primo incarico. Se anche quest’ultimo è buono, avremo fidelizzato quel cliente. Il nostro lavoro non è finito, perché dovremo ogni volta confermare quell’impressione, ma la cosa più difficile è capire come porsi e come impostare il lavoro per ottenere quel risultato.

Una volta fatto la prima volta, dovremo solo replicare.

Perché i clienti pagano per le foto food?

Dobbiamo comprendere che una fotografia non è solo un file, è un biglietto da visita. Nel momento in cui un locale presenta i propri piatti o i propri spazi, necessita di avere una presentazione realistica e attendibile.

Come entrano nell’equazione le fotografie di stock?

È vero che la foto di stock è entrata prepotentemente nella comunicazione di qualsiasi attività, tuttavia nel settore food risulta essere un vero e proprio boomerang. Non c’è cosa più rischiosa che affidarsi a foto di agenzia, fredde e a buon mercato, con il rischio di attrarre un target sbagliato per il nostro tipo di cucina.

Ecco allora che pagare per un buon servizio fotografico si trasforma in un investimento sensato, perché garantisce di andare a segno con immagini che arrivino al pubblico giusto per i piatti che vengono proposti.

Questo ovviamente, a patto che ci si affidi a professionisti qualificati.

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